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Informazioni sulla nostra azienda - WWW.QGIMPIANTI.IT

 Impiantistica

Il nostro impegno è quello di cercare soluzioni abitative ottimali mediante servizi quali:

»Progettazione e preventivazione GRATUITA
»Rilievi a domicilio
»Consulenza per gli impianti elettrici / idraulici / termici
»Assistenza pre e post istallazione
»Lavori su misura e di restauro

Scegli dall'elenco in basso una sezione di tuo interesse troverai informazioni utili e dettagliate sui servizi che QGIMPIANTI offre più alcune foto che mostrano il nostro modo di lavorare preciso e professionale...

IMPIANTI ELETTRICI -MESSA A TERRA-DOMOTICA-ALLARME-VIDEOSORVEGLIANZA

IMPIANTI ELETTRICI -MESSA A TERRA-DOMOTICA-ALLARME-VIDEOSORVEGLIANZA - WWW.QGIMPIANTI.IT

IMPIANTI ELETTRICI -ALLARME- VIDEO- SORVEGLIANZA DOMOTICA-MESSA A TERRA

La realizzazione di un impianto elettrico che risponda ad elevati standard di qualità deve essere realizzato da personale qualificato. QGimpianti offre le seguenti fasi di realizzazione per una maggiore qualita. Le fasi dell'esecuzione lavori sono le seguenti:


»segnatura delle tracce, solitamente eseguita con il proprietario o con l'architetto che segue il lavoro
»esecuzione tracce e fissaggio scatole, solitamente demandato a società terze
»posa e fissaggio corrugati (tubazioni dove passano i fili)
»documentazione fotografica della posa corrugata e scatole
»dopo la posa dell'alleggerito del pavimento, controllo dell'integrità dei corrugati attraverso sondaggio
»dopo l'intonaco dei muri e getto pavimento, passaggio cavi
»dopo tinteggiatura e pavimenti, montaggio frutti e apparati
»programmazione
»collaudo finale con il cliente ed eventuali variazioni di programmazione


»QGimpianti inoltre installa anche impianti elettrici intelligenti (DOMOTICA)

Le statistiche e le cronache quotidiane mettono in evidenza la pericolosità dell'uso dell'energia elettrica negli ambienti domestici. Tenendo conto che i luoghi residenziali abitativi sono in massima parte frequentati da persone non addestrate alla scelta e all'uso di materiali e componenti elettrici, una parte rilevante spetta, ai fini della sicurezza, al tipo di impianto elettrico realizzato e alla capacità dell'esecutore dell'impianto stesso.

La sicurezza elettrica, per essere messa in pratica, si avvale delle "Norme di sicurezza degli impianti", stabilite dalla Legge n. 46 del 1990, con lo scopo di garantire a tutti i cittadini la sicurezza nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro dai possibili pericoli derivanti dagli impianti tecnici.

Per l'installazione, le modifiche o la manutenzione dell'impianto elettrico ricorrere sempre a imprese abilitate.

Dopo ogni intervento sull'impianto farsi rilasciare la dichiarazione di conformità  fornita dall'impresa che ha eseguito i lavori.
Non improvvisare un impianto di terra collegando il morsetto di terra di un elettrodomestico al tubo dell'acqua: può essere molto pericoloso.

Installare prese di tipo italiano perchè sono schermate, hanno cioè delle protezioni davanti agli alveoli che non consentono di introdurre chiodi, spilli e altri oggetti acuminati: operazioni molto pericolose specialmente per i bambini. Verificare se l'impianto elettrico è dotato di interruttore differenziale (salvavita): altrimenti farlo installare. Se l'impianto ha più di trenta anni è opportuno farlo verificare, perchè probabilmente non dà  più le necessarie garanzie di sicurezza.

Non sovraccaricare, con spine doppie o riduttori, un'unica presa di corrente con più elettrodomestici: si possono verificare corto-circuiti con conseguente pericolo di incendio. E' preferibile fare uso di prese multiple mobili. Sostituire le spine rotte con quelle nuove: è bene evitare riparazioni improvvisate con il nastro isolante. Evitare di lasciare inserite nella presa elettrica eventuali prolunghe non collegate ad alcun elettrodomestico. Inserire e togliere le spine afferrando il corpo isolante (mai tirando il filo), avendo cura di non toccare gli spinotti e di non compiere mai questa operazione con mani bagnate.

Non toccare mai elettrodomestici, interruttori o spine con le mani bagnate o tenendo i piedi nell'acqua.

Quando si puliscono gli apparecchi elettrici, compresi lampadari, forni, frigoriferi, ecc, è bene accertarsi che la spina di alimentazione sia staccata dalla rete.

Durante la stiratura della biancheria è bene non stare a piedi nudi (meglio con zoccoli di legno), asciugarsi le mani prima di usare il ferro da stiro se si è spruzzato d'acqua la biancheria, staccare la spina di alimentazione prima di riempire d'acqua il ferro a vapore aspettare che il ferro sia freddo prima di riavvolgere il cavo

In bagno non lasciare mai gli apparecchi elettrici collegati alla rete sui bordi bagnati dei sanitari, nè vicino alla vasca o al lavandino pieni di acqua.

Prima di qualsiasi intervento su parti elettriche, anche se si tratta di sostituire una lampadina bruciata, disinserire l'interruttore generale.

Acquistare spine, prese, elettrodomestici grandi e piccoli, contrassegnati con il marchio IMQ - Istituto Italiano del Marchio di Qualità  o con altri analoghi marchi di qualità  europei.

Bisogna tenere presente, innanzitutto, che non esiste impianto elettrico sicuro al 100%. Questo neppure nell' ipotesi di impianti progettati ed eseguiti in modo assolutamente rigoroso e nel metodico rispetto delle norme di legge (46/90). Ciò è dovuto alle caratteristiche intrinseche di questa forma di energia: invisibile, inodore, pericolosissima e invisibile ai nostri sensi finchè non ne veniamo in contatto diretto o indiretto. 

L' energia elettrica è la prima causa di incidenti domestici molto gravi molto spesso addirittura mortali. 

Un impianto elettrico non eseguito a regola d’arte puo’ mettere in pericolo la nostra vita
Gli interventi e i lavori inerenti l' elettricità devono quindi essere effettuati esclusivamente da personale specializzato ed in possesso dei requisiti tecnico - professionali così come stabilito dalla Legge 46/90. I lavori di installazione, trasformazione, ampliamento, e manutenzione straordinaria degli impianti devono essere accompagnati dalla dichiarazione di conformità; tale documento, infatti, rappresenta l'unico atto che certifica che i lavori sono stati eseguiti a regola d'arte.
I rischi dovuti all’elettricita’ si verificano essenzialmente per:
A) Contatto diretto     B) Contatto indiretto     C) Incendio o esplosione

Contatto diretto
Per contatto diretto si intende il contatto di persone con una parte attiva dell'impianto, per esempio, quando si tocca un filo elettrico scoperto o male isolato oppure quando si toccano con entrambe le mani i due poli della corrente. Il corpo umano è così sottoposto ad una differenza di potenziale, che provoca il passaggio di una corrente elettrica verso terra nel primo caso e attraverso le braccia nel secondo. Ciò produce una sensazione dolorosa (scossa elettrica), sempre pericolosa e talvolta mortale. Nei luoghi accessibili a tutti, la protezione deve essere totale; essa è assicurata tramite l'adozione di involucri e barriere rimovibili solo tramite l'utilizzo di un attrezzo, l'impiego di una chiave, il sezionamento automatico delle parti attive (interblocco).

Il grado di protezione IP
Gli impianti elettrici devono essere progettati tenendo conto degli ambienti in cui saranno installati. ll grado di protezione IP di un componente elettrico è un parametro che esprime il suo livello di protezione contro l'ingresso di corpi solidi e liquidi attraverso due numeri (da zero a sei per i solidi e da zero a otto per i liquidi). Ogni componente deve riportare tale indicazione. Per esempio IP55 sarà adatto per ambienti polverosi e sottoposti a getti d'acqua come potrebbero essere i laboratori chimici. Alcuni ambienti sono poi classificati dalla norma come a maggior rischio di incendio od esplosione e vi rientrano: biblioteche ed archivi, locali con notevole densità di affollamento, locali con strutture o rivestimenti combustibili, laboratori chimici, depositi di gas compressi, depositi di prodotti chimici, locali caldaie. Negli ambienti con pericolo di incendio od esplosione, gli impianti devono avere un maggior grado di sicurezza; per esempio nelle centrali termiche di elevata potenza si utilizza un grado di protezione del tipo AD-PE (a prova di esplosione).

Le misure preventive da attuare sono:
Garantire un totale isolamento di tutte le parti attive con conduttori elettrici sotto traccia, entro canaline o in tubi esterni (non in metallo).  Sono assolutamente da evitare collegamenti approssimativi quali piattine chiodate nei muri.

Non congiungere i fili elettrici con il classico giro di nastro isolante. Questo tipo di isolamento risulta estremamente precario. Le parti terminali dei conduttori o gli elementi "nudi" devono essere racchiusi in apposite cassette o in scatole di materiale isolante.

Sostituire tutti i componenti dell' impianto rotti o deteriorati (prese a spina, interruttori, cavi, etc.)

Le prese fisse a muro, le prese a spina volanti e gli apparecchi elettrici non devono essere a portata di mano nelle zone in cui è presente acqua.

Contatto indiretto
Per contatto indiretto si intende il contatto di persone con una massa che non è in tensione in condizioni ordinarie, ma solo in condizioni di guasto, come per esempio avviene quando l'isolamento elettrico di un apparecchio cede o si deteriora in seguito ad un guasto o ad un degrado spesso non visibile. L'involucro metallico dell'apparecchio elettrico si trova in questo caso sotto tensione ed in caso di contatto la persona può essere investita dal passaggio della corrente elettrica verso terra. Per prevenire tale rischio occorre installare un impianto di messa a terra al fine di collegare allo stesso potenziale tutte le masse metalliche. Dal collegamento a terra sono esonerati i prodotti provvisti del simbolo con il quale la ditta costruttrice garantisce l'isolamento rinforzato o doppio; tale simbolo è costituito da due quadrati concentrici.

Tutti gli altri apparecchi devono essere muniti di prese a spina con polo o contatto per il collegamento elettrico a terra della massa metallica: le prese a spina di tipo piatto utilizzano il polo centrale mentre quelle di tipo rotondo utilizzano una lamella laterale.

Oltre all'impianto di messa a terra per garantire la protezione dai contatti indiretta è necessario installare a monte degli apparecchi utilizzatori un dispositivo in grado di rilevare la dispersione di corrente verso terra (interruttore differenziale o magnetotermico) che interrompa il flusso di corrente elettrica prima che la stessa assuma valori pericolosi.

Gli interruttori magnetotermici, i fusibili e gli interruttori differenziali devono essere coordinati con l'impianto di messa a terra in modo da garantire il rispetto delle condizioni di sicurezza richieste dalla Norma CEI 64-8.

Anche l'impianto di messa a terra deve essere installato e verificato da personale qualificato, cosi’  come stabilito dalla Legge 46/90, tale impianto è soggetto a denuncia obbligatoria e verifica periodica da parte dell'autorità competente.

La prevenzione dei contatti indiretti si basa sui controlli periodici degli interruttori e dell'efficienza dell'impianto di messa a terra.

Incendio o esplosione
Per prevenire i rischi da incendio o esplosione gli impianti devono essere protetti contro:

il sovraccarico
(ogni corrente che supera il valore nominale e che si verifica in un circuito elettricamente sano)

il corto circuito (ogni corrente che supera il valore nominale e che si verifica in seguito ad un guasto di impedenza trascurabile fra due punti in tensione). In entrambi i casi la protezione è realizzabile attraverso l'installazione di interruttori automatici o di fusibili

la propagazione dell'incendio (la protezione è realizzabile attraverso l'impiego di sbarramenti antifiamma, cavi e condutture ignifughe od autoestinguenti)  

Gestione dell'impianto
I rischi legati alla gestione dell'impianto sono:
il sovraccarico, che produce surriscaldamento e che puo’ quindi provocare incendi;
l’incoerenza presa-spina, che fa perdere la continuita’ con l’impianto di messa a terra;
la riduzione del grado di protezione, che abbassa il livello di sicurezza dell'impianto.

Per poter esercitare la professione di installatore elettrico (elettricista), bisogna obbligatoriamente essere abilitati, secondo le modalità previste dalla Legge 46/90 "sicurezza degli impianti" ed iscritti nell' apposito registro degli installatori elettrici delle camere di commercio.

Troppi sono i punti pericolosi in un impianto elettrico anche se di recente costruzione: dalla cucina e sopratutto nel bagno, terrazze, balconi ecc. Partendo dall' abituale ed erratissimo concetto che "finchè tutto funziona tutto va bene", giochiamo giornalmente a scacchi con la nostra vita. Inoltre il continuo aumento di apparecchi elettrici utilizzati nelle nostre case richiede necessariamente un aumento di "potenza" con conseguente maggiore erogazione di "corrente". Eccovi, nella foto, un principio di incendio dovuto alla bruciatura dei cavi di alimentazione di alcuni elettrodomestici  per essere stati collegati tutti insieme in una unica presa e senza alcuna protezione come un interruttore automatico magneto/termico

 UNA PERICOLOSA REALTA':

nel nostro paese gli impianti elettrici sono fuori dalle norme di sicurezza nella stragrande maggioranza delle abitazioni: secondo una recente indagine realizzata da associazioni preposte, su un campione di 5000 famiglie emerge che il 13% delle abitazioni è a rischio incendio per motivi elettrici, il 52% degli impianti elettrici è a rischio fulminazione per la presenza di componenti elettrici danneggiati o deteriorati e nel 32% dei casi non è installato l'interruttore differenziale. (familiarmente chiamato salvavita) 

Questi dati appaiono ancor più preoccupanti se si considera che la grande maggioranza degli intervistati dichiara con certezza che il proprio impianto domestico non ha alcun tipo di problema. Questo perché la casa è percepita dagli utenti finali come un luogo caldo, accogliente ed emotivamente rassicurante a cui non si associa generalmente l'idea del rischio o del pericolo. Utenti che, come dimostrano i dati rilevati dall'istituto di ricerca e statistica Demoskopea, si sentono profondamente al sicuro tra le mura di casa nonostante i rischi cui sono quotidianamente esposti a causa dell'uso permanente di prese multiple (nel 66% dei casi), dell'assenza di interruttore differenziale o di messa a terra (32%) e di interventi all'impianto elettrico all'insegna del più spregiudicato fai da te (52%)

La percentuale di quanti sono sicuri dell'efficacia del proprio impianto elettrico (81%) dimostra che c'è un vuoto cognitivo in materia di sicurezza elettrica reso ancora più preoccupante dalla sottovalutazione e rimozione dei pericoli connessi. Per questi motivi la nostra azienda, per incentivare l'uso sicuro ed efficiente dell'energia elettrica, ha varato una serie di offerte che mirano a  stimolare i cittadini a richiedere la verifica gratuita del proprio impianto di distribuzione di energia.

Questa iniziativa è dettata dallo stallo legislativo che stiamo vivendo in questi anni, in attesa che si compia la delega del Governo relativa al capitolo sicurezza e verifica impianti, con obbligatorietà di "controllo e manutenzione"  periodici, obbligatori e certificati

L' elettricista di fiducia
Per la nostra sicurezza e quella dei nostri familiari è estremamente pericoloso e sconsigliabile affidare i nostri impianti ad installatori improvvisati abusivi e praticoni tuttofare, che non in grado di certificare la propria professionalità e non possono essere a conoscenza delle molte norme che il CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) prevede per l' esecuzione di impianti elettrici sicuri.

Quattro fili quà e là
gli impianti elettrici in una casa non sono "quattro fili tirati di qua e di là, ma dietro ogni presa, interruttore, quadro generale o comando elettrico in genere, vi sono norme e calcoli ben precisi da osservare scrupolosamente, che solo un elettricista abilitato e aggiornato può conoscere.
Inoltre, affidarsi a persone non abilitate all' attività di elettricista, oltre a essere pericoloso e vietato dalla legge.

Gli impianti elettrici
di tutte le unità immobiliari devono essere realizzati secondo la legge sulla regola dell'arte (Legge 186/68) e la legge sulla sicurezza degli impianti (Legge 46/90). Quest'ultima richiama la legge sulla regola dell'arte e prescrive alle ditte il possesso dell'abilitazione alla esecuzione degli impianti, la redazione della dichiarazione di conformità e ai professionisti la redazione del progetto.

L'impianto di terra dell' edificio
Nei condomini questi è comune sia ai servizi condominiali sia alle abitazioni ed è sicuro soltanto se tutti gli appartamenti sono protetti con un interruttore differenziale.  L'installatore non può risolvere da solo il problema, perché non può intervenire sugli impianti dei singoli condomini. E' un problema di sicurezza comune, da portare in assemblea condominiale.  I singoli condomini devono adeguare il proprio impianto a quanto richiesto dalla legge 46/90: installare un interruttore differenziale e l' impianto di terra, senza i quali essi metteranno in pericolo non solo i propri familiari, ma anche gli altri abitanti dell'edificio.  In particolare il rischio di folgorazioni potrà manifestarsi anche sui servizi condominiali di cui l'amministratore è direttamente responsabile.

L'  Impianto di terra negli appartamenti
L' interruttore differenziale (salvavita) da solo non evita eventuali responsabilità penali per infortuni dovuti alla mancanza dell'impianto di terra.  L'impianto di terra dell'edificio va considerato un servizio condominiale utile per tutti i condomini, i quali hanno a loro volta l'obbligo di adeguare gli impianti all'interno della propria abitazione.

l' interruttore differenziale o salvavita
Quando e perchè dovrebbe scattare:

Le correnti che percorrono i conduttori di alimentazione e che entrano ed escono dal differenziale sono, in condizioni normali,  perfettamente uguali. Se, per difetto di isolamento, (ad esempio in un elettrodomestico), si verifica una dispersione di corrente, un conduttore di alimentazione è percorso da una corrente inferiore rispetto all'altro e se la differenza tra le correnti è tale da superare la metà della corrente nominale di intervento del differenziale, interviene l'interruttore differenziale che apre il circuito interrompendo  l' erogazione di corrente.
Il differenziale per funzionare deve interrompere l'alimentazione elettrica quando la corrente di guasto si disperde in un tempo e con un intensità inferiori a valori prestabiliti, oltre i quali, se la corrente dovesse percorrere il corpo umano, mancando l'impianto di messa a terra, si avrebbero effetti fisiologici reversibili (arresto cardiaco, arresto respiratorio, crampo muscolare) e irreversibili (fibrillazione cardiaca, arresto respiratorio).
Per provare la funzionalità del differenziale è sufficente pigiare il tasto di prova. Ma attenzione, questa operazione è solo una  prova per verificare il funzionamento del meccanismo di sgancio, non ci garantisce affatto il buon funzionamento del salvavita..

La messa a terra (simbolo generale ) in ingegneria elettrica è l'insieme di azioni e sistemi volti a portare un elemento metallico allo stesso potenziale elettrico del terreno.

Gli scopi fondamentali della messa a terra sono:

» Offrire protezione contro la folgorazione indiretta.
» Agevolare l'intervento dell'interruttore differenziale in caso di guasto verso terra.
» Proteggere persone e impianti dalla folgorazione e da tensioni elettriche di qualsiasi origine.

Altre funzioni sono:

» Impedire l'accumulo di elettricità statica e prevenire scariche elettrostatiche dannose per apparati elettronici e di telecomunicazione.



Nodo equipotenziale con disgiuntore per l'effettuazione di prove

L'impianto è costituito da una linea dorsale (conduttore equipotenziale) che percorre verticalmente tutto l'edificio e da una serie di nodi equipotenziali da cui partono le diramazioni secondarie. Le diramazioni giungono a collegarsi alle parti metalliche fisse ed all'alveolo di terra delle prese elettriche. La normativa elettrica italiana (CEI 64-8) prevede che tutte le masse metalliche fisse di un edificio siano messe a terra, tra cui cancelli, ringhiere, infissi, vasca da bagno, palo dell'antenna televisiva ecc. La sezione dei conduttori di messa a terra deve essere non inferiore a quella dei cavi che portano l'energia elettrica all'area protetta, e comunque non inferiori a precisi limiti di legge dipendenti dal tipo di cavo.

Dal lato opposto l'impianto è elettricamente connesso al terreno per mezzo di dispersori. Questi possono essere paletti in rame o acciaio zincato infissi nel suolo per uno o due metri, oppure piastre metalliche di adeguata superficie sepolte. In alternativa si può usare un cavo in rame non isolato seppellito intorno al perimetro dell'edificio, o qualora le caratteristiche elettriche lo consentano si può usare la struttura delle armature di acciaio del cemento armato.

Le norme prevedono che la resistenza elettrica esistente tra l'impianto ed il terreno sia al di sotto di un valore limite e che questo valore venga misurato ad impianto realizzato per poterne dichiarare la conformità. Per potere ricontrollare in qualunque momento la corretta funzionalità del sistema, devono essere previsti in corrispondenza dei nodi equipotenziali e/o dei dispersori, dei punti di sezionamento ispezionabili dove potere collegare le apparecchiature di misura.

La messa a terra va oltre il semplice collegamento con un cavo, ma è qualcosa di più complesso e richiede competenze progettuali specifiche. Si tratta infatti di mantenere equipotenziali le strutture anche in caso di forti correnti impulsive dovute per esempio alla caduta di fulmini. Per questo motivo i diversi impianti presenti in un edificio, elettrico, idraulico, del gas, di riscaldamento ecc, devono essere tra loro coordinati. Si supponga per esempio che un fulmine colpisca il tetto e si scarichi attraverso la linea di messa a terra. In questo caso, data l'elevatissima corrente circolante nel conduttore, per effetto della legge di Ohm si avrà un potenziale elevato per esempio anche sugli elettrodomestici collegati. Se l'impianto idraulico non è coordinato si potrà avere una pericolosa differenza di potenziale tra lavatrice e rubinetto. In un sistema ben coordinato, tutte le masse metalliche sono sempre allo stesso potenziale. Nell'eventualità prima descritta tutto il locale bagno si porterebbe a potenziale elevato ma non ci sarebbe nessuna differenza di potenziale pericolosa tra le parti.

Per questo motivo devono essere opportunamente collegati all'impianto di messa a terra i tubi degli impianti idraulico, del gas e di riscaldamento.

L'impianto è costituito da una linea dorsale (conduttore equipotenziale) che percorre verticalmente tutto l'edificio e da una serie di nodi equipotenziali da cui partono le diramazioni secondarie. Le diramazioni giungono a collegarsi alle parti metalliche fisse ed all'alveolo di terra delle prese elettriche. La normativa elettrica italiana (CEI 64-8) prevede che tutte le masse metalliche che possano portare un altro potenziale (tubature del gas e dell'acqua ad esempio) siano messe a terra in quanto masse estranee. La sezione dei conduttori di messa a terra deve essere non inferiore a quella dei cavi che portano l'energia elettrica all'area protetta, e comunque non inferiori a precisi limiti stabiliti dalla norma CEI 64-8 dipendenti dal tipo di posa del cavo.

Dal lato opposto l'impianto è elettricamente connesso al terreno per mezzo di dispersori. Questi possono essere paletti in rame o acciaio zincato infissi nel suolo per uno o due metri, oppure piastre metalliche di adeguata superficie sepolte. In alternativa si può usare un cavo in rame non isolato seppellito intorno al perimetro dell'edificio, o qualora le caratteristiche elettriche lo consentano si può usare la struttura delle armature di acciaio del cemento armato.

Le norme prevedono che la resistenza elettrica esistente tra l'impianto ed il terreno sia al di sotto di un valore limite coordinato con il valore dell'interruttore differenziale con il maggior valore di corrente d'intervento (il valore di 20 ohm, indicato dall'articolo 326 del D.P.R. 547/55 è da ritenersi superato in quanto la legge del 1968 prevede il riconoscimento della regola dell'arte alla normativa CEI che obbliga invece a coordinare il valore dell'impianto con il valore della corrente di intervento dell'interruttore differenziale) e che questo valore venga misurato ad impianto realizzato per poterne dichiarare la conformità. Per potere ricontrollare in qualunque momento la corretta funzionalità del sistema, devono essere previsti in corrispondenza dei nodi equipotenziali e/o dei dispersori, dei punti di sezionamento ispezionabili dove potere collegare le apparecchiature di misura.

La messa a terra va oltre il semplice collegamento con un cavo, ma è qualcosa di più complesso e richiede competenze progettuali specifiche. Si tratta infatti di mantenere equipotenziali le strutture anche in caso di forti correnti impulsive dovute per esempio alla caduta di fulmini. Per questo motivo i diversi impianti presenti in un edificio, elettrico, idraulico, del gas, di riscaldamento ecc, devono essere tra loro coordinati. Si supponga per esempio che un fulmine colpisca il tetto e si scarichi attraverso la linea di messa a terra. In questo caso, data l'elevatissima corrente circolante nel conduttore, per effetto della legge di Ohm si avrà un potenziale elevato per esempio anche sugli elettrodomestici collegati. Se l'impianto idraulico non è coordinato si potrà avere una pericolosa differenza di potenziale tra lavatrice e rubinetto. In un sistema ben coordinato, tutte le masse metalliche sono sempre allo stesso potenziale. Nell'eventualità prima descritta tutto il locale bagno si porterebbe a potenziale elevato ma non ci sarebbe nessuna differenza di potenziale pericolosa tra le parti.

Per questo motivo devono essere opportunamente collegati all'impianto di messa a terra i tubi degli impianti idraulico, del gas, di riscaldamento e, in generale, tutte le masse metalliche presenti nell'edificio.

 

   
   

COLLEGAMENTO AI FERRI DEL CEMENTO ARMATO

Per collegare l'impianto di terra direttamente ai ferri del cemento armato, si deve utilizzare una fascetta metallica ed il conduttore di terra che arriva fino al collettore, deve essere costituito da corda di rame nuda, con diametro maggiore o uguale a 35 mm (costituito da filo elementare da 1,8 mm) dotato di apposito capocorda.

Alcune volte può essere necessario "prolungare" il tondino esistente, la norma prevede che per farlo sia sufficiente effettuare una legatura a regola d'arte (riquadro a sinistra).
La prolunga può essere utile per uscire dal muro o dal plinto di cemento armato, con una porzione di tondino per creare una predisposizione da utilizzare per collegare il conduttore di terra generale dell'impianto.

Per realizzare la legatura a regola d'arte, è sufficiente il filo metallico utilizzato per bloccare i ferri del cemento armato, inoltre, i tondini devono sovrapporsi per almeno 30 cm (vedi immagine in alto).

DISPERSORE AD ELEMENTO VERTICALE (PICCHETTO)



Nessuna norma, impone che i picchetti ed i morsetti di giunzione siano ispezionabili, nell'esempio abbiamo volutamente riportato una soluzione impiantistica molto frequente.
Anche il numero dei picchetti non è imposto dalla normativa, infatti se con un solo elemento si raggiunge il valore ottimale della resistenza di terra l'impianto è concluso, comuque è sempre consigliabile utilizzare almeno due picchetti.

DISPERSORE AD ELEMENTO ORIZZONTALE (CORDA NUDA)



La norma, prevede l'utilizzo di un conduttore nudo come dispersore, anche in questo caso il valore della resistenza di terra deve essere coordinato con le protezioni differenziali. Le giunzioni tra i conduttori, possono essere posate direttamente nel terreno, non è necessario che siano ispezionabili. Se si utilizza la corda nuda per il collegamento tra il dispersore ed il nodo di terra, è consigliabile proteggerla dalla corrosione nei primi 30 cm in uscita dal terreno.

DIMENSIONAMENTO CONDUTTORE DI TERRA (CT)

 

DEFINIZIONE

Il conduttore di terra è il collegamento tra il dispersore ed il nodo di terra, anche la corda nuda posata nel terreno che collega due picchetti, è definita conduttore di terra.

Il CT può essere realizzato in tre modi differenti (immagine a sinistra) in base al tipo di posa cambia il dimensionamento.

Rammentiamo, che la norma permette di posare il CT interrato senza tubo protettivo anche se costituito da corda unipolare H07VK.

CORDA NUDA :
la sezione deve essere uguale al conduttore di fase.
Se il diametro della fase è inferiore a 16 mmq il diametro minimo del CT deve essere uguale o maggiore di 35 mmq con un filo elementare da 1,8, se il materiale è acciaio zincato il diametro minimo deve essere uguale a 50 mmq.
Se il diametro della fase è superiore a 35 mmq il diametro del CT deve essere ridotto del 50%.

ISOLATO E POSATO DIRETTAMENTE NEL TERRENO:
la sezione deve essere uguale al conduttore di fase.
Se il diametro della fase è inferiore a 16 mmq, il diametro minimo del CT deve essere uguale o maggiore di 16 mmq , se il diametro della fase è superiore a 35 mmq il diametro del CT deve essere ridotto del 50%.

ISOLATO E POSATO IN TUBO PROTETTIVO:
la sezione deve essere uguale al conduttore di fase.
Se il diametro della fase è superiore a 35 mmq il diametro del CT deve essere ridotto del 50%.

Stai tornando a casa con gli amici, un semplice sms avvisa la tua casa che ci sono ospiti. La climatizzazione, quindi, interviene, portando alla temperatura ideale la taverna, il giardino si illumina, il sistema di irrigazione posticipa il suo intervento per lasciarti il viottolo asciutto, le luci di casa si accendono come avevi programmato, la musica che hai selezionato comincia a suonare.

Stai uscendo di casa, premendo un solo pulsante, gli scuri si chiudono, le luci e la TV si spengono, l'allarme si inserisce, il sistema fa un check-up e ti avverte se hai lasciato una finestra aperta.

Sei a casa e ti stai godendo un film. Ad un tratto qualcuno suona alla porta. Selezioni di passare l'immagine dell'ospite sullo schermo, sempre con lo stesso telecomando apri il cancello e la porta di entrata, accendi le luci del sentiero e quelle delle stanze dove accogli l'amico e dove si attiva la climatizzazione.

Stai andando a letto il tuo partner, che precedentemente ha selezionato il tasto "riposo", sta già dormendo. Il sistema sa che non deve disturbare. Le luci della camera vengono accese in modo soffuso.

Ti telefona l'idraulico di fiducia per dirti che non c'è nessuno in casa. Sei in ufficio, ti colleghi con il tuo personal all'impianto di casa. Controlli che sia veramente l'idraulico tramite la telecamera. Disinserisci l'allarme solo nelle zone interessate, apri il portone d'ingresso, illumini il corridoio ed apri gli scuri della cucina così può aggiustare il rubinetto che perde.

È mattino. Hai impostato il sistema per darti la sveglia. Le imposte si aprono e la tua canzone preferita si sente in sottofondo. Il bagno è già alla temperatura ideale. Il forno ti sta riscaldando la brioche, il caffè è pronto.

Vai a letto, con una singola pressione sul pulsante "notte", gli scuri e il basculante del garage si chiudono, il sistema di sicurezza viene attivato, le luci interne vengono spente, le temperature vengono ottimizzate per la notte, la luce del corridoio viene abbassata.

Stai dormendo. Il sistema di sicurezza si attiva. Qualcuno è entrato in giardino e sta tentando di forzare la porta d'ingresso. Automaticamente tutte le luci vengono accese. La TV della camera si accende mostrandoti le immagini del circuito chiuso della zona dell'infrazione. L'allarme sonoro ti sveglia. Partono i messaggi alle forze dell'ordine.

Sei uscito e hai lasciato le finestre aperte perché volevi eliminare l'odore del mobilio da poco restaurato. Dovevi assentarti per un quarto d'ora ma hai avuto un inconveniente. Intanto comincia a piovere. Il sensore pioggia, attiva la chiusura degli scuri: allagamento evitato.

Stai stirando, la lavatrice è in funzione. Tuo marito sta lavorando al PC. Accendi la TV. Un black out casalingo è in agguato. L'impianto si accorge del carico, secondo una scaletta con le priorità, spegne le utenze non necessarie evitando il Black out.

Ti sei dimenticato il latte sul fornello acceso, il latte bolle e spegne la fiamma. Il sensore gas ne avverte la presenza. Automaticamente la valvola chiude il flusso. Un allarme sonoro ti avverte che c'è un problema. Sul pannello di controllo compare la scritta "fuga di gas in cucina aerare il locale". Intanto in cucina sono stati disattivati tutti gli elettrodomestici e le luci che potrebbero fare scintille.

Sei fuori, hai programmato la lavatrice in modo che al tuo ritorno abbia appena finito il lavaggio così da impedire che gli indumenti prendano pieghe false. Purtroppo lo scarico non funziona e l'acqua inizia a fuoriuscire. Il sensore allagamento agisce sull'elettrovalvola dell'acqua e spegne la lavatrice. Il sistema ti invia un sms avvertendoti dell'inconveniente.

L'impianto domotico è installato nell'appartamento della tua anziana mamma. Nell'eventualità si sentisse male il pulsante di soccorso, sempre a portata di mano, ti avvertirebbe con un sms del malore, la porta d'entrata verrebbe sbloccata così da permettere l'intervento dei soccorritori e si attiverebbe la sirena d'allarme o qualsiasi altra forma di avviso prescelta.

Oggi è una giornata mite di 15 gradi, nella tua abitazione hai ottimizzato una temperatura di 20 gradi. Il sistema sa dialogare con il tuo impianto di climatizzazione e, in autonomia, è in grado di selezionare il funzionamento più adatto per il risparmio energetico. La caldaia a gas o la pompa di calore?

Nella tua casa, come nel tuo appartamento, non tutte le stanze vengono utilizzate durante il giorno. E' inutile buttare energia e quindi denaro. Il tuo sistema conosce le tue abitudini e ti sa dare ambienti confortevoli solo quando è necessario.

Le luci e gli apparecchi elettronici vengono utilizzati quando ve ne è un effettivo bisogno. La possibilità di regolare l'intensità delle luci consente di utilizzarle effettivamente con la potenza necessaria.

L'irrigazione del giardino avviene solamente quando ve ne sia un effettivo bisogno. I consumi d'acqua e di energia vengono ottimizzati.

Con un impianto domotico si ha una significativa diminuzione dei campi magnetici rispetto all'utilizzo di un normale impianto elettrico. Calcolate che solo nella camera da letto ci stiamo mediamente 8 ore al giorno. Eliminare i campi magnetici vuol dire vivere in un ambiente molto più sano.

Un sistema intelligente permette di ottimizzare l'impiego di sistemi d'energia diversi ed alternativi quali: pannelli solari, generatori eolici, ecc.

Gli impianti domotici possono essere installati in qualsiasi ambiente sia questo un appartamento, una casa, uno stabile, un ufficio, una fabbrica, un negozio ecc.

Anche se un impianto domotico può essere installato in un secondo tempo, è comunque preferibile pensarlo durante la realizzazione dell'immobile per godere appieno delle sue potenzialità e per evitare costosi lavori di manutenzione straordinaria.

Ricordiamo anche che questi impianti possono essere installati modularmente ovviamente se sono state eseguite, in posa d'opera, le opportune scelte e predisposizioni.

Come Proteggersi...
E' noto che solo dopo aver subito un furto o un intrusione nella nostra casa, corriamo ai ripari acquistando al volo oltre alla porte blindate e inferriate, sistemi di allarmi e antintrusione. Sono a rischio tutte le abitazioni che non sono munite di effetti dissuasivi come gli impianti di allarmi elettronici oggi erroneamente trascurati a favore dell'interventismo. I sistemi di allarme oggi sono fondamentali, in tutte le tipologie di abitazioni, un semplice impiato di allarme che con la sua sirena faccia molto rumore, può essere valido sostituto del vicino di casa assente, evitando che il furto sia portato a termine. In molti casi un antifurto installato risulta un deterrente per i malintenzionati che sono sempre più informati sui sistemi antintrusione installati nelle abitazioni prima di decidere se effettuare il furto.
La presunzione di non essere a rischio, il rifiuto dell'installazione invasiva, la paura dei falsi allarmi e infine il costo dell'investimento, ci pone verso un atteggiamento poco propositivo nei confronti della scelta di installare un impianto di allarme. Cerchiamo di sfatare questa paura con la presentazione di un prodotto che ci permetterà di installare un impianto di allarme completamente senza fili e completo di comando a distanza tramite un modulo GSM. Inoltre potremo proteggere volumetricamente una vasta area tramite un infrarosso e sensori sulla porte e gli infissi, scatenando una sirena interna ed esterna di oltre 120 decibel e avvertendo il cliente ed altri con messaggi SMS o chiamate vocali in caso di intrusione.

Allarme senza fili SilenyaPhone
SilenyaPhone permette di realizzare sistemi di allarme antintrusione, attraverso il controllo dei rivelatori perimetrali e volumetrici interni ai locali, ma anche protezioni antiaggressione, attraverso rivelatori esterni ai locali, che segnalano i tentativi di avvicinamento indesiderati. Attraverso appositi sensori, è possibile controllare potenziali situazioni pericolose, quali l'insorgere di un principio di incendio, di un allagamento o una perdita di gas e qualunque altra fonte di guai. In caso di necessità di soccorso, la semplice pressione di un tasto può attivare chiamate telefoniche a centri di assistenza o altri numeri programmati, trasmettendo messaggi registrati o SMS oppure permettendo il colloquio in viva voce e la richiesta diretta di soccorso.

Caratteristiche SilenyaPhone
»Versioni con alimentazione a 230V+batteria o pile Powerpack Silentron (aut. 4 anni);
»Programmazione non volatile con menù guidato tramite tastiera e display di bordo (no PC);
»Operatività radio bidirezionale in doppia frequenza contemporanea DualBand;
»Inserimento totale/parziale e disinserimento con telecomandi e/o tastiere rolling code;
»Disponibilità di tastiera parlante con messaggi registrati dall'utente;
»99 zone, 3 settori operativi, fino a 198 rivelatori via radio DualBand per interni ed esterni;
»Possibilità di AND di due rivelatori via radio e di allarmi diversificati interni / esterni;
»Possibilità di collegare rivelatori e mezzi di allarme via cavo (versioni a 230V);
»Identificazione di ogni singolo rivelatore con scritte in chiaro sul display;
»Memoria storica degli ultimi 200 eventi;
»Uscita controllata da orologio digitale e/o dall'esterno via telefono (versioni a 230V);
»Segnalazioni ottico-acustiche-vocali di supervisione, disturbi radio, porte aperte, pile scariche;
»Combinatore telefonico bidirezionale integrato 64 numeri, operante su rete fissa e/o GSM;
»Trasmissione allarmi con 6 messaggi vocali + 6 SMS (versioni GSM)+ protocollo Contact-Id
»2 uscite controllabili per comando carichi, operative chiamando dall'esterno (versioni 230V);
»16 uscite via radio per comando carichi senza fili tramite ricevitore RX2;
»visualizzazione campo GSM - avviso scadenza SIM - controllo credito SIM (versioni GSM);
»cambio numeri telefonici a distanza via SMS (versioni GSM);
»segnalazione di assenza campo/linea telefonica; »chiamata periodica di esistenza in vita;
»avviso locale e telefonico di assenza rete elettrica 230V (versioni a 230V);
»avviso locale e telefonico di batteria bassa della centrale.

Principi generali per soggetti pubblici e privati

»I sistemi di videosorveglianza possono riprendere persone identificabili solo se, per raggiungere gli scopi prefissati, non possono essere utilizzati dati anonimi.

»La raccolta e l’uso delle immagini sono consentiti solo se fondati su presupposti di liceità : cioè, per i soggetti pubblici, quando siano necessari allo svolgimento di funzioni istituzionali e, per i privati, quando siano necessari per adempiere ad obblighi di legge o effettuate per tutelare un legittimo interesse.

»Prima di installare un impianto di videosorveglianza occorre valutare se la sua utilizzazione sia realmente proporzionata agli scopi perseguiti o se non sia invece superflua. Gli impianti devono cioè essere attivati solo quando altre misure (sistemi d’allarme, altri controlli fisici o logistici, misure di protezione agli ingressi ecc.) siano realmente insufficienti o inattuabili.

»I cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati della rilevazione dei dati. L’informativa (della quale il Garante ha anche messo a disposizione un modello semplificato: un cartello con un simbolo ad indicare l’area videosorvegliata) deve essere chiaramente visibile ed indicare chi effettua la rilevazione delle immagini e per quali scopi.

»In caso di registrazione, il periodo di conservazione delle immagini deve essere limitato: a poche ore o al massimo 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (es. banche) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana.

»Chi installa telecamere deve perseguire finalità determinate e di propria pertinenza. Si è invece constatato che, da parte di amministrazioni comunali, vengono indicate indebitamente, come scopo della sorveglianza, finalità di sicurezza pubblica, prevenzione e accertamento dei reati che competono invece solo ad organi giudiziari o a forze armate o di polizia.

»Quando si intende installare sistemi di videosorveglianza che prevedono un intreccio delle immagini con altri particolari (es.dati biometrici, voce) o in caso di digitalizzazione delle immagini o di sorveglianza che valuti percorsi e lineamenti (es.riconoscimento facciale) è obbligatorio sottoporre tali sistemi alla verifica preliminare del Garante.

»Va valutata, inoltre, da parte di chi installa telecamere una serie di aspetti: se sia realmente necessario raccogliere immagini dettagliate; la dislocazione e la tipologia delle apparecchiature (fisse o mobili).

»Va limitata rigorosamente la creazione di banche dati quando è sufficiente installare un sistema a circuito chiuso di sola visione delle immagini senza la loro registrazione (monitoraggio del traffico, controllo del flusso ad uno sportello ecc.).

»Non risulta comunque giustificata un’attività di rilevazione a fini promozionali, turistici o pubblicitari, attraverso web cam o cameras-on-line che rendano identificabili i soggetti ripresi.

Specifici settori

»Divieto assoluto di controllo a distanza dei lavoratori rispettando le garanzie previste in materia di lavoro, sia all’interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro. Inammissibili le telecamere in luoghi non destinati all’attività lavorativa (bagni, spogliatoi, docce, armadietti, luoghi ricreativi).

»Negli ospedali e nei luoghi di cura è ammesso il monitoraggio di pazienti ricoverati in particolari reparti (es.rianimazione). Potranno accedere alle immagini solo il personale autorizzato e i familiari dei ricoverati.

»Negli istituti scolastici l’installazione di sistemi di videosorveglianza è ammissibile solo quando strettamente indispensabile (es.atti vandalici) e solo negli orari di chiusura.

Soggetti pubblici

»Un soggetto pubblico può effettuare attività di videosorveglianza solo ed esclusivamente per svolgere funzioni istituzionali. Anche quando un’amministrazione è titolare di compiti in materia di pubblica sicurezza o prevenzione dei reati, per installare telecamere deve comunque ricorrere un’esigenza effettiva e proporzionata di prevenzione o repressione di pericoli concreti. Non è quindi lecita, senza tale valutazione, una capillare videosorveglianza di intere aree cittadine.

»Sono ammesse, nel rispetto di principi specifici, telecamere su alcuni mezzi di trasporto pubblici, nei luoghi di culto e sepoltura. Sono ingiustificati gli impianti installati al solo fine di controllare il divieto di fumare, di calpestare aiuole, di depositare sacchetti dell’immondizia etc.

Soggetti privati

»Si possono installare telecamere senza il consenso degli interessati, sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante, quando chi intende rilevare le immagini deve perseguire un interesse legittimo a fini di tutela di persone e beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, prevenzione incendi, sicurezza del lavoro ecc.

»Le riprese di aree condominiali da parte di più proprietari o condomini, di studi professionali, società ed enti sono ammesse esclusivamente per preservare, da concrete situazioni di pericolo, la sicurezza di persone e la tutela dei beni. L’installazione da parte di singoli condomini richiede comunque l’adozione di cautele: angolo visuale limitato ai soli spazi di propria pertinenza, nessuna ripresa di aree comuni o antistanti le abitazioni di altri condomini ecc. I videocitofoni sono ammessi per finalità identificative dei visitatori.

IMPIANTI IDRICI TERMICI GAS

IMPIANTI IDRICI TERMICI GAS - WWW.QGIMPIANTI.IT

Impianti idraulici e riscaldamento

Le tubature in rame sono, nella maggior parte dei paesi europei, il materiale idraulico di riferimento per l'acqua potabile ed i sistemi di riscaldamento, oltre ad essere i preferiti dagli idraulici e progettisti di impianti di riscaldamento.

Annotazioni storiche

Le tubature in rame per il trasporto dell'acqua sono state utilizzate per la prima volta attorno all'anno 2750 AC. Un esemplare prelevato dal tempio del re Sa-Hu-Re ad Abukir in Egitto è conservato nel Berlin State Museum. Queste tubature facevano parte di una condotta lunga quasi 100 metri, costituita da sezioni di circa 750 mm di lunghezza ciascuna. La tubatura era avvolta da una sottile lamina di rame lavorato al maglio, con un diametro di circa 75 mm e incassata in pietra di gesso scavata a forma di U.
Fin dall'inizio della Rivoluzione Industriale, si utilizzavano tubazioni in rame con pareti molto spesse e limitate mediante filettature. Le giunzioni venivano in seguito sigillate con una brasatura a stagno. Nel corso dei primi anni 30, a seguito dell'introduzione di tubature in rame con pareti sottili o di spessore ridotto, furono messi a punto altri metodi come, ad esempio, i giunti capillari e a compressione. I costi di utilizzo del rame per il trasporto dell'acqua divennero competitivi con altri materiali e una nuova era si apriva per gli installatori e i progettisti di impianti di riscaldamento.

Sperimentato e collaudato

Il rame è un materiale naturale ed è stato utilizzato per millenni nella realizzazione di recipienti per cibi e bevande, condotti e contenitori per l'acqua. Grazie alle sue proprietà batteriostatiche, il rame può prevenire la proliferazione di batteri e virus nell'acqua.
I componenti di rame sono sottoposti a severi test, accettati senza riserve e approvati in tutto il mondo con svariate certificazioni di qualità.

Principali caratteristiche qualitative per le applicazioni negli impianti idraulici e di riscaldamento

Le tubature e gli accessori in rame possono essere utilizzati in qualsiasi parte di un impianto idraulico o di riscaldamento. Il rame è resistente, si piega facilmente ed è possibile assemblare i componenti in fase di installazione o prefabbricato.
Il favore incontrato dal rame si fonda su una serie di proprietà che ne fanno qualcosa di assolutamente unico. Il rame può sopportare il surriscaldamento senza subire alcuna degradazione; è resistente alla corrosione e a pressioni elevate, non brucia, mantiene la sua forma e la sua solidità ad elevate temperature e la sua durata utile è straordinaria.
Inoltre, il rame garantisce un'eccellente protezione dagli elementi inquinanti presenti nell'acqua per uso domestico. Nulla riesce a penetrarlo: fluidi, germi, ossigeno, raggi ultravioletti. Il rame non è assolutamente permeabile, non assorbe sostanze organiche e, durante il suo impiego, non può essere indebolito.

Durevole ma riciclabile

Il rame è durevole, forte e resistente agli urti; per questo motivo le tubature e gli accessori in rame rimangono affidabili per decenni.
Il rame può essere riciclato al 100% senza perdita di qualità alcuna. Da questa sua straordinaria caratteristica trae vantaggio sia l'ambiente sia professionisti del settore. Anche i clienti traggono i loro benefici: le abitazioni dotate di buoni impianti idraulici in rame acquistano un valore aggiunto e sempre più utenti prestano oggi attenzione a preservare le risorse naturali del pianeta. La scelta del rame, materiale completamente riciclabile, riduce al minimo l'impatto ambientale.

Ottimo investimento

Se confrontiamo il prezzo del rame con le sue prestazioni, il costo totale di un’installazione in rame è molto competitivo. La tradizionale progettazione d'impianti in rame, se affidata ad un esperto installatore, assicura ai clienti un sistema duraturo, affidabile e ad un prezzo ragionevole.

L’acqua che utilizziamo quotidianamente nelle nostre case, è veramente come la desideriamo?

Ai nostri giorni, la fornitura di acqua per uso domestico e lavorativo, rappresenta un problema sempre più grande per le Aziende che erogano questo bene così prezioso. Reperire nuove fonti di approvvigionamento per soddisfare il continuo aumento della richiesta, costringe spesso ad utilizzare sorgenti che hanno un prodotto di qualità ottimale. Pertanto,non è raro il caso in cui ci sentiamo insoddisfatti dell’acqua che esce dai rubinetti.Ecco allora che la soluzione più immediata per migliorare la qualità del prezioso liquido è quella di rivolgersi a tecnici del settore per installare attrezzature idonee al “Trattamento delle acque”. Prima di andare a vedere nei dettagli quali sono i problemi più diffusi e,quindi alcune soluzioni , può essere utile sapere cosa dicono le Leggi e le Normative più specifiche in merito all’argomento.

Legge 46/90 (estraiamo i punti che ci interessano)

»ART.1 – APPLICAZIONE : IMPIANTI PER EDIFICI AD USO CIVILE
Sono soggetti all’applicazione della presente legge i seguenti impianti relativi agli edifici adibiti ad uso civile:
- Impianti di riscaldamento e climatizzazione
- Impianti idrosanitari,di trasporto,trattamento,uso,accumulo e consumo di acqua all’interno degli Edifici a partire dal punto di consegna dell’acqua fornita dall’Ente Distributore. …..

»ART.7 – INSTALLAZIONE DEGLI IMPIANTI
- Le imprese installatrici devono eseguire gli impianti a regola d’arte usando materiali e componenti costruiti a regola d’arte
- Secondo Norme UNI e CEI
- Tutti gli impianti devono essere adeguati entro tre anni dalla data di pubblicazione. La data limite È il 13/03/93 (prorogata poi al 31/12/1999)

La Normativa a cui fa riferimento la Legge 46/90 è la UNI 8065 che cita i seguenti requisiti:

»ART. 6.1- IMPIANTI DI RISCALDAMENTO AD ACQUA CALDA

…..6.1.3 Caratteristiche dell’acqua di riempimento e rabbocco
Aspetto = limpido
Durezza totale = minore di 15°fr.
»ART. 6.4 –IMP.DI PRODUZIONE ACQUA CALDA SANITARIA
….6.4.3 caratteristiche dell’acqua di alimento:
Aspetto= limpido
Durezza = a) fino a 25°fr. Si possono impiegare sia l’addolcimento che il condizionamento chimico di
stabilizzazione e/o anticorrosivo.
b) Oltre i 25° fr .di durezza temporanea è obbligatorio l’addolcimento.
c) Ove necessario l’addolcimento sarà integrato da condiz.chimico e/o anticorrosivo.

Addolcitori

Sono apparecchi formati da un contenitore di resine alimentari che hanno la funzione di trattenere i sali di calcio e magnesio presenti nell’acqua. Il suo passaggio nelle resine e la successiva rigenerazione sono regolati da un gruppo di controllo (che può essere dotato di più funzioni diverse); abbiamo inoltre un contenitore di sale (normalissimo cloruro di sodio!) che entra periodicamente in funzione per rigenerare le resine sature .

L’efficacia di queste apparecchiature è ormai appurata da anni di utilizzazione e, sinceramente , abbiamo riscontrato che i risultati migliori sono stati ottenuti proprio con questo tipo di trattamento. I vantaggi che si ottengono dal loro utilizzo sono, principalmente , la possibilità di avere una impostazione personalizzata del trattamento. Ovvero possiamo impostare a nostro piacimento, la durata e la frequenza della rigenerazione delle resine, la durezza finale dell’acqua trattata, la sterilizzazione del fluido all’uscita ecc. Ovviamente , per l’installazione ed utilizzo degli addolcitori, dobbiamo affrontare anche qualche aspetto meno positivo. Infatti queste apparecchiature sono spesso ingombranti e non tutti i locali hanno spazi sufficienti per accoglierli! Inoltre , per la rigenerazione delle resine vengono utilizzate delle quantità di acqua salata che deve essere poi smaltita rendendo necessario il collegamento all’impianto di scarico fognario.Resta poi da considerare la necessità di approvvigionare periodicamente l’apparecchio di sale (che viene venduto in sacchi da 5,10 e 25 kg !!). A fronte di questi piccoli inconvenienti, c’è però il dato di fatto che tutti coloro che utilizzano un addolcitore, difficilmente riescono a farne a meno!!!

Dosatori di polifosfati

Un’alternativa valida alle apparecchiature sopra descritte può essere rappresentata dai dosatori di polifosfati. Il concetto del loro funzionamento è piuttosto semplice: il dosaggio nell’acqua di questi sali,mantiene solubili gli elementi che non vanno a depositarsi sulle superfici metalliche dei nostri apparecchi impedendo di fatto l’incrostazione e l’otturazione di elettrodomestici,rubinetti ecc.E’ importante rilevare che la fornitura di polifosfati non altera le caratteristiche di potabilità dell’acqua.Rileviamo inoltre che lo spazio occupato da questo tipo di strumenti, è minimo evidenziando la versatilità del loro utilizzo.

Tutte le migliori Aziende che producono impianti di trattamento acque , hanno in catalogo anche altri tipi di apparecchi che funzionano secondo altri principi chimico-fisici. Nel corso degli anni, le esperienze fatte ci hanno spinto a privilegiare le due soluzioni che proponiamo in questa pagina ottenendo buoni risultati anche nei casi più difficili.

Come Reciclare l'acqua piovana.
Il corretto utilizzo di questa risorsa permette di non sprecare l'acqua potabile per: -irrigazione del giardino; -lavaggio automobile; -pulizia vetri di casa; -funzionamento impianti sanitari e della lavatrice. In base alle diverse esigenze varia il piano di raccolta dell'acqua, infatti si preferisce l'impianto di stoccaggio qualora l'utilizzo dell'acqua piovana sia adottato per soddisfare per tutto l'anno i bisogni idrici che non comportino la potabilità dell'acqua. Invece se l'utilizzo è per approvvigionamenti minori, come irrigazione di piccoli orti o piante da appartamento allora è opportuno adoperare lo stoccaggio aereo.

Come viene raccolta l'acqua piovana.
La pioggia caduta viene raccolta dalla grondaia e defluisce nel pluviale. Al termine di quest'ultimo, grazie ad una semplice modifica, l'acqua defluisce in una cisterna da giardino o, attraverso appositi dispositivi, sarà convogliata in un serbatoio dopo essere stata filtrata. Una volta nella cisterna o nel serbatoio, l'acqua piovana decanta lasciando impurità e batteri: da questo momento può essere riciclata. Il corretto fluire dell'acqua piovana dipende, oltre che dalla pendenza del tetto, anche dalla forma e dalla capienza del canale alla base del tetto stesso che raccoglie e convoglia l'acqua nel pluviale. Perciò è bene tenere conto per scegliere le dimensioni di una grondaia, la superficie del tetto ed il regime pluviometrico della zona interessata. Siccome durante le piogge a carattere temporalesco si registra un'intensità media di caduta di 1mm al minuto ma si possono anche raggiungere i 5 mm, modificare il canale potrebbe essere un buon intervento, qualora non si voglia perdere un grosso quantitativo di acqua che tenderebbe a traboccare.

Dove ubicare il serbatoio
»Sopra il garage: quando il garage ha un tetto a terrazza, una valida soluzione è sfruttare il serbatoio ultrapiatto. La sua collocazione ottimizza gli spazi e rende più semplice il lavaggio dell'automobile, bicicletta, moto oppure attrezzi da giardinaggio. L'installazione del tubo è semplice: scorre lungo la parete fino a 75 cm da terra e al vertice viene montato un rubinetto.

»In cantina: La scelta dello scantinato come vano per il serbatoio risolve il problema della sua visibilità. Il serbatoio deve offrire le stesse garanzie di sicurezza che ne offre uno da interno, non dovrà avere una forma ingombrante in modo da permettere l'avvicinamento di altri serbatoi. La quantità consigliabile, date le dimensioni ridotte di questi contenitori, è di 1.500 litri. Per dare un esempio un serbatoio del genere completo di tubo per irrigare ha un costo orientativo sui 500 euro.

»Nel sottotetto: Il serbatoio può essere installato anche in soffitta. Ma, sia per motivi di sicurezza che di manutenzione, è consigliabile sistemarlo nella parte più alta del sottotetto.

»Negli spazi difficili: Nel caso si disponga di spazio molto ristretto o difficile da usare conviene montare un serbatoio su misura. I serbatoi più indicati sono quelli cilindrici in PVC che sono molto resistenti e non hanno bisogno di grossa manutenzione

»In giardino: Si può installare anche un serbatoio in un prefabbricato di legno con ottimi risultati estetici. Collocarli in posizione adiacente al muro in modo da facilitare la discesa dell'acqua nel pluviale e rinforzare il pavimento nel caso si installino serbatoi molto capienti (costo prefabbricato con tetto a spiovente 800 euro).

Quando scegliere l'impianto.
L'adozione di un sistema idrico integrato per uso domestico deve basarsi su dei precisi parametri:
»l'aspetto meteorologico: informarsi sulla media delle precipitazioni annue;
»fattore economico: il costo al nord per metro cubo è di 250 euro lire, mentre al sud è di 400 euro;
»criterio gestionale: l'importanza dell'acqua potabile nell'economia della casa;
»sistema impiantistico: creazione di una seconda rete idrica quindi tubature supplementari, manutenzione continua; »prospettive ecologiche: avere un impianto idrico significa dare una mano per la risoluzione del problema dell'approviggionamento.

Autorizzazioni Legislative
Da un punto di vista burocratico-amministrativo, le opere relative al recupero dell'acqua piovana, si distinguono a seconda che implichino o meno manomissioni di impianti già esistenti. Qualora si tratti di opere accessorie, come lo stoccaggio aereo mediante il posizionamento in giardino di una cisterna per usi irrigui o la predisposizione di un piccolo impianto di irrigazione, il privato non dovrà chiedere alcuna autorizzazione, in quanto non si tratta di modifiche alle caratteristiche funzionali dell'immobile. Nel caso di interventi che modifichino le funzioni dei servizi presenti nell'abitazione, è necessario una richiesta di autorizzazione all' Ufficio Tecnico del Comune per la valutazione degli standard igienici, quest'ultimo si avvarrà della consulenza dell' Ufficio di Igiene Ambientale delle ASL.

IL MARCHIO CE PER IL TUBO DI RAME
Una norma “ammortizzata” La principale novità della nuova norma è il fatto che sia “ammortizzata”: questo significa che è stata elaborata sulla base di un mandato formale della Commissione Europea e menzionata sulla G.U. della Unione Europea; inoltre la sua osservanza conferisce la “presunzione di conformità” a requisiti essenziali, obbligatori, contenuti in particolari Direttive. Nel caso della EN 1057 le Direttive sono quella sui Prodotti da Costruzione (CPD) e quella sugli apparecchi a pressione (PED), delle quali è opportuno fare un breve richiamo.

I PRODOTTI DA COSTRUZIONE
La CPD (89/106/CEE) si riferisce a quei prodotti destinati ad essere incorporati permanentemente in opere di costruzioni e aventi requisiti essenziali tra i quali la resistenza meccanica, sicurezza in caso d’incendio, salvaguardia dell’igiene, di risparmio energetico e di durata economicamente adeguata.

GLI APPARECCHI A PRESSIONE
La PED (97/23/CE) riguarda le attrezzature a pressione e gli insiemi sottoposti ad una pressione massima sottoposti ad una pressione massima ammissibile è superiore ai 0,5 bar. In parole povere, se il tubo è fatto a norma EN 1057-2006 allora rispetta automaticamente i requisiti delle due Direttive. Le modifiche più evidenti della nuova versione sono dovute proprio all’aggiunta di due punti necessari per soddisfare i requisiti PED e CPD. Il primo è il paragrafo 6 “Caratteristiche del materiale”, con i relativi sottoparagrafi “Sicurezza in caso d’incendio-Reazione al fuoco”, “Proprietà alle alte temperature” e “Saldabilità”.

LE PROPRIETA’ INTRINSECHE DEL RAME
La norma prende atto delle proprietà intrinseche del rame, che già tutti conosciamo:
a) è un materiale non infiammabile – classe A1-, che pertanto “non ha bisogno di essere testato alla reazione del fuoco” (punto 6.1);
b) le sue proprietà meccaniche non vengono ridotte significativamente dalle alte temperature dalle alte temperature e fino a 120°C “non e necessario includere lo stress massimo ammissibile nei calcoli della pressione” (punto 6.2)
c) Il rame Cu-DHP (cioè quello con cui si fanno i tubi, puro al 99,90% ) può essere saldato, ottenendo “strutture forti e omogenee”, con la raccomandazione di tenere conto delle avvertenze del produttore e dei saldatori (punto 6.3). Per il tubo di rame, un bel biglietto da visita.

LA VALUTAZIONE DELLA CONFORMITA’
Il secondo punto inserito per il rispetto delle Direttive è il paragrafo 8:” Valutazione della conformità”.
Qui viene richiesto di verificare le proprietà dei tubi immessi sul mercato attraverso test su proprietà meccaniche, dimensionali e qualitative, nonché di garantire la qualità delle fasi di produzione attraverso procedure certificate, controlli, preparazione del personale, rintracciabilità del lotto di produzione, ecc. (tipo requisiti della EN ISO 9001). Questa è una parte che interessa il Produttore e non coinvolge direttamente progettisti, installatori e utenti finali; quindi non verrà approfondita in questa sede. Anche gli allegati ZA e ZB della norma riguardano le Direttive CPD E PED.

NOVITA’ SULLA COMPRAVENDITA
Le novità che coinvolgono la compravendita, l’installazione e le proprietà del tubo sono poche e tali da non modificare significativamente gli aspetti tecnici e “impiantistici introdotti dal passaggio tra la vecchia UI 6507 (ricordate?) e la UNI EN 1057 del 1997. Una variazione riguarda i dati da fornire all’ordinazione: oltre ai dati classici(quantità, dimensioni, stato metallurgico, ecc.)il committente può richiedere all’occorrenza la prova di allargamento, di bordatura di durezza e alcuni documenti di controllo del prodotto.

Fonte: "GT Il giornale del Termoidraulico"

Vietato il "fai da te"
Per l'installazione e la manutenzione degli impianti e degli apparecchi, il "fai da te" è assolutamente vietato: bisogna rivolgersi unicamente ad installatori e manutentori abilitati. La Legge 46/90 prescrive che l’installazione, l’ampliamento, la trasformazione e la manutenzione degli impianti a gas a valle dei contatori siano eseguite esclusivamente da operatori abilitati, in possesso di specifici requisiti tecnicoprofessionali, certificati da un “attestato di riconoscimento” rilasciato dalle Camere di Commercio o dalle Commissioni Provinciali per l’Artigianato.

La dichiarazione di conformità
La stessa legge prescrive, inoltre, che al termine dei lavori l’installatore debba rilasciare una “dichiarazione di conformità” per attestare che l’impianto è stato installato a regola d’arte secondo le normative vigenti. Inoltre, l’installatore saprà indicare se i locali di installazione rispondono alle necessarie prescrizioni per quanto riguarda la ventilazione, l’aerazione, l’evacuazione dei prodotti della combustione nonché per l’idonea ubicazione degli apparecchi di utilizzazione.

Controlli periodici
Sottoporre gli apparecchi alimentati a gas ai controlli periodici. Ad esempio la verifica di rendimento deve essere effettuata ogni due anni – come attualmente previsto dalla legge e affidandosi solo a tecnici abilitati.

 Impianti Gas

 

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Vietato il "fai da te"
Per l'installazione e la manutenzione degli impianti e degli apparecchi, il "fai da te" è assolutamente vietato: bisogna rivolgersi unicamente ad installatori e manutentori abilitati. La Legge 46/90 prescrive che l’installazione, l’ampliamento, la trasformazione e la manutenzione degli impianti a gas a valle dei contatori siano eseguite esclusivamente da operatori abilitati, in possesso di specifici requisiti tecnicoprofessionali, certificati da un “attestato di riconoscimento” rilasciato dalle Camere di Commercio o dalle Commissioni Provinciali per l’Artigianato.

La dichiarazione di conformità
La stessa legge prescrive, inoltre, che al termine dei lavori l’installatore debba rilasciare una “dichiarazione di conformità” per attestare che l’impianto è stato installato a regola d’arte secondo le normative vigenti. Inoltre, l’installatore saprà indicare se i locali di installazione rispondono alle necessarie prescrizioni per quanto riguarda la ventilazione, l’aerazione, l’evacuazione dei prodotti della combustione nonché per l’idonea ubicazione degli apparecchi di utilizzazione.

Controlli periodici
Sottoporre gli apparecchi alimentati a gas ai controlli periodici. Ad esempio la verifica di rendimento deve essere effettuata ogni due anni – come attualmente previsto dalla legge e affidandosi solo a tecnici abilitati.

Ogni tanto TV e giornali riferiscono di incidenti nelle abitazioni legati all’utilizzo del gas: sono pochi, molto meno di quelli stradali, ma i loro effetti possono essere devastanti, per i danni alle persone, alle abitazioni e a quanto in esse contenuto. E, analogamente agli incidenti stradali, talvolta basta l’incuria o la superficialità di una sola persona per coinvolgere nel disastro persone innocenti. 

Le cause degli incidenti da gas sono molteplici, ma la maggior parte accade perché uno specifico impianto non è sicuro, oppure perché la sua sicurezza non è stata mantenuta nel tempo. Un provvedimento dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (“Delibera n. 40/04”, o “Regolamento per gli accertamenti postcontatore”) tutela la sicurezza dei cittadini, accertando che gli impianti siano installati e vengano mantenuti nel rispetto delle norme di sicurezza. Per ora si applica ai soli impianti nuovi; gradatamente coinvolgerà tutti gli utilizzatori di gas distribuito a mezzo di reti: resta escluso solo chi usa il gas liquido, in bombola o in serbatoio. 

Vediamo cosa è cambiato dal 1° luglio 2005 per chi richiede l’attivazione della fornitura di gas per un impianto nuovo per usi domestici. Per facilitare la comprensione, nel Glossario in coda alla presentazione si forniscono chiarimenti sulle parole in carattere “grassetto” nel testo. 

A chi deve rivolgersi una persona che vuol “far entrare” il gas nella propria casa?. 
Chi decide di utilizzare gas di rete per usi domestici (cottura cibi, preparazione acqua calda per usi igienico sanitari, riscaldamento dell’abitazione) e ha già fatto realizzare l’allacciamento deve per prima cosa rivolgersi a un venditore di gas: generalmente potrà scegliere fra più società in concorrenza tra loro, richiedendo preventivi commisurati alle sue esigenze. Fra i venditori di gas che gli hanno dato la loro disponibilità a servirlo, sceglierà l’offerta che più gli conviene; il venditore prescelto gli invierà un contratto di fornitura, informandolo nel contempo sui suoi diritti e sui suoi doveri. Fra questi ultimi c’è, appunto, quello di far sottoporre ad accertamento documentale della sicurezza il proprio impianto di utenza da parte di tecnici incaricati dal distributore di gas; l’attivazione della fornitura di gas avverrà solo se tale accertamento avrà esito positivo. Insieme al contratto, il venditore farà pervenire al cliente due moduli (“Allegato A” e “Allegato B”) da restituire compilati al distributore che opera nella località in cui è situata l’abitazione. Il venditore fornirà al proprio cliente le istruzioni del caso, comunicando fra l’altro il recapito al quale dovranno essere fatti pervenire i moduli compilati (il cliente potrà consegnarli o inviarli personalmente al distributore oppure – previo accordo con il venditore – restituirli a quest’ultimo, che provvederà all’inoltro al distributore). 

Chi (e come) compila l’Allegato A e l’Allegato B. 
Una volta ricevuti dal venditore l’Allegato A e l’Allegato B, il cliente compilerà e firmerà il primo, mentre l’installatore compilerà e firmerà il secondo, unendo ad esso gli allegati obbligatori della dichiarazione di conformità (ma non il “modello ministeriale”, dove sono riportate le firme dell’installatore e del cliente e la data di rilascio della “dichiarazione di conformità”). Firmando l’Allegato A, il cliente si assume tra l’altro la responsabilità di non utilizzare il gas, dopo che la fornitura è stata attivata, fino a quando l’installatore non gli rilascia la dichiarazione di conformità: durante tutto quel periodo, infatti, l’uso del gas è riservato esclusivamente all’installatore per terminare le prove di sicurezza e funzionalità dell’impianto installato, previste dalla legge; solo dopo l’effettuazione di queste prove, se le stesse avranno esito positivo, l’installatore potrà rilasciare la dichiarazione di conformità al cliente, che da quel momento potrà utilizzare il gas. 

Ci sono nuove norme di sicurezza da applicare? 
No, le leggi e le norme tecniche che già da molti anni regolano la sicurezza nell’utilizzo del gas rimangono in vigore, e il provvedimento dell’Autorità non le modifica. Gli installatori, i progettisti e i manutentori non devono applicare nuove procedure, bensì prestare la massima attenzione nello svolgimento del loro lavoro, in modo da garantire il rispetto della “regola dell’arte”, e quindi l’attivazione della fornitura di gas al cliente da parte del distributore in condizioni di sicurezza per il cliente stesso e per chi gli sta vicino. Inoltre il Comitato Italiano Gas ha predisposto una “Guida alla compilazione degli allegati obbligatori alla dichiarazione di conformità per impianti gas” che renderà più facile a installatori e accertatori rispettivamente la redazione e l’accertamento della documentazione unita all’Allegato B.

 

 

L’Azienda distributrice manda propri tecnici all’interno dell’abitazione per controllare gli impianti? 
No, un controllo sul posto della sicurezza dell’impianto di utenza da parte di un tecnico del distributore o comunque da lui incaricato non è previsto. Questa visita potrà casomai essere effettuata solo da tecnici inviati dal Comune di residenza, ai sensi della legge n. 46/90, ma solo a partire dal 1° ottobre 2006. 

Quindi il cliente non “parla” più direttamente con l’Azienda distributrice? 
Non per quanto riguarda gli accertamenti di sicurezza sul proprio impianto di utenza, ma vi sono altre situazioni, relative alla sicurezza, in cui il cliente si rivolge al distributore. Se avverte odore di gas, e teme che ci sia una perdita dall’impianto, il cliente, a qualsiasi ora del giorno e della notte, e in qualsiasi giorno dell’anno, chiama il servizio di pronto intervento del distributore di gas (il relativo numero telefonico è riportato su ognuna delle bollette del gas che riceve), che interviene gratuitamente e, nel caso venga individuata una perdita, interrompe l’attivazione della fornitura chiudendo il contatore. La fornitura sarà riattivata solo dopo che il cliente avrà provveduto a far riparare l’impianto e, a garanzia del ripristino della tenuta dello stesso, esibirà al distributore l’Allegato E, compilato nell’apposita sezione e firmato da un installatore. 

Cosa deve fare, in pratica, il cliente per ottenere l’apertura del contatore? 
Deve soltanto prestare la massima attenzione, sia quando decide di far installare nella propria abitazione un impianto a gas, che nel caso di acquisto di un’abitazione nuova (appartamento o villetta) da un’impresa edile. Nel primo caso deve assicurarsi che l’installatore a cui si è rivolto sia “abilitato” ai sensi della legge n. 46/90: prima di affidargli l’incarico, gli chiederà copia del certificato di possesso dei requisiti di cui alla legge n. 46/90, rilasciato dalla Camera di Commercio, per l’esecuzione di impianti a gas e, se si fa installare anche una caldaia, per l’esecuzione di impianti di riscaldamento. Nel secondo caso, deve farsi rilasciare copia della dichiarazione di conformità dell’impianto gas, che gli spetta di diritto. 

Come varieranno i costi di installazione di un impianto a gas a seguito dell’applicazione della delibera 40/04? 
L’accertamento (con esclusione dei casi di utilizzo dell’Allegato E) avrà nella quasi totalità dei casi un costo di 40 euro (solo per impianti di potenza maggiore, come quelli a servizio di una casa di grandi dimensioni o di un condominio il costo può ammontare a 50 o 60 euro); questa cifra viene pagata al distributore da parte del venditore, che può successivamente farsi rimborsare, totalmente o parzialmente, dal cliente, senza pretendere costi ulteriori.

L’installatore non deve eseguire i lavori diversamente da quanto faceva prima dell’entrata in vigore di questo provvedimento, a parte la compilazione dell’Allegato B e la consegna di un’ulteriore copia della dichiarazione di conformità. Peraltro l’installatore risponde comunque, come in precedenza, della corretta esecuzione dei lavori: se l’Azienda distributrice comunica al cliente che la fornitura di gas non può essere attivata in quanto l’accertamento sulla documentazione che gli è stata fatta pervenire ha avuto esito negativo, è onere dell’installatore provvedere.

In definitiva, a fronte di un onere pagato una tantum, il cliente ottiene un importante servizio: la conferma che il suo impianto è realizzato a regola d’arte, quindi sicuro. 

Una volta attivata la fornitura di gas cosa succede? 
Quando la fornitura di gas è attivata, l’installatore esegue le prove di sicurezza e funzionalità dell’impianto; se queste daranno esito positivo, rilascerà al cliente – come impone la vigente legislazione – una copia completa della dichiarazione di conformità, con relativi allegati, e una copia della dichiarazione di conformità priva di allegati. La prima deve essere conservata dal cliente, in quanto costituisce garanzia dell’esecuzione dell’impianto nel rispetto delle norme di sicurezza prescritte dalla legge; la seconda va inviata, entro 30 giorni dall’apertura del contatore del gas, all’Azienda distributrice del gas, allo stesso indirizzo al quale è stata fatta pervenire la precedente documentazione (attenzione: è importante non dimenticare questa scadenza! Se l’Azienda non vede arrivare copia della dichiarazione di conformità senza allegati, è tenuta a interrompere la fornitura di gas, con conseguente disagio del cliente e ulteriori spese per la riattivazione). Se le prove di sicurezza e funzionalità daranno esito negativo, l’installatore dovrà effettuare gli interventi opportuni per correggere i malfunzionamenti riscontrati, fino a che tali prove saranno superate positivamente. 

L'utilizzo del gas in ambiti domestici, richiede il rispetto delle norme e delle leggi vigenti ma soprattutto buonsenso e responsabilità da parte degli utenti. Nell’utilizzo del gas bisogna rispettare alcune buone abitudini: semplici azioni quotidiane che, debitamente e regolarmente eseguite, si dimostrano utili per la sicurezza propria e altrui.

PRIMA DI USCIRE DI CASA
Quando si esce di casa, anche per brevi periodi, è consigliabile chiudere la valvola del contatore o quella di ingresso della tubazione di alimentazione del gas nei locali di abitazione o quella della bombola, quando non si utilizzano gli apparecchi.

IN CUCINA
»Non allontanarsi dalla cucina lasciando cibi in cottura sul fuoco

» Evitare di riempire troppo le pentole. La fuoriuscita di liquidi in ebollizione, infatti, può causare lo spegnimento della fiamma ed originare gravi incidenti.

»Per accendere un bruciatore del piano di cottura è consigliata la procedura seguente:
1) accendere il fiammifero;
2) accostare il fiammifero acceso al bruciatore;
3) aprire il rubinetto del gas.
Se, infatti, si eseguono le operazioni in ordine inverso, è possibile che, dopo aver aperto il rubinetto, intervenga qualche elemento di distrazione (es. squilla il telefono o suonano alla porta), cosicché la successiva accensione del fiammifero può produrre gravi conseguenze.

» L'impiego di un rilevatore di gas può contribuire, con funzioni aggiuntive ma non sostitutive, alla sicurezza di impiego del gas combustibile, mediante una funzione di rivelamento e segnalazione ottica/acustica della presenza di gas. Tutti gli apparecchi devono essere dotati di dispositivi di sorveglianza di fiamma per bloccare la fuoriuscita del gas in caso di spegnimento della stessa. Per i piani di cottura non esiste ancora l'obbligo ma noi consigliamo l'acquisto di impianti dotati del dispositivo.

SI SENTE ODORE DI GAS: COSA FARE?
Il gas di per se stesso è generalmente inodore. Tuttavia viene opportunamente odorizzato come prevede la legge per consentire un pronto intervento in caso di fughe di gas. In caso si avverta odore di gas, bisogna prontamente chiamare, da un telefono esterno all’abitazione dove si avverte l’odore, l'Azienda preposta alla distribuzione del gas combustibile, evitando di accendere luci o azionare macchinari alimentati elettricamente. Successivamente se del caso si deve predisporre un'immediata verifica del proprio impianto chiamando un tecnico abilitato. I numeri di pronto intervento della Azienda di distribuzione sono riportati sulla bolletta che la Società di vendita del gas manda ai clienti. Se sussiste preoccupazione si consiglia di avvisare anche i Vigili del Fuoco.

 

Il riscaldamento di un ambiente funziona con il principio di cessione del calore da un vettore a temperatura più alta (generalmente acqua o aria) all'aria del locale interessato; al fine di ottenere tale risultato utiliziamo dei vettori che possono essere termosifoni, batterie di scambio, resistenze elettriche ecc….. Nel caso dei pannelli radianti il calore viene diffuso attraverso l'acqua che circola nel circuito di tubi affogato nel massetto ( oppure in casi particolari sulle pareti).

Il fluido riscaldato cede il suo calore al pavimento il quale lo irraggia all'ambiente.
Tutti i circuiti impiegati nei diversi locali da riscaldare hanno origine da uno o più collettori di distribuzione . La fonte di calore che ha il compito di riscaldare l'acqua può essere di vario tipo (caldaia a gas, gasolio, scaldacqua ad elettricità, energia solare ecc…..) stabilendo di volta in volta la sorgente di calore più idonea.

Questo tipo di impianto può essere utilizzato senza alcun tipo di variazione, anche per rinfrescare l'ambiente durante l'estate, con la sola aggiunta di un gruppo di refrigerazione, sfruttando inversamente il principio di scambio citato all'inizio della nostra spiegazione.

Vantaggi

MINOR COSTO DI UTILIZZO: L'impianto a pannelli consente un risparmio di energia variabile dal 20 al 30% per quanto riguarda l'edilizia abitativa comune in quanto il fluido circola nei tubi ad una temperatura media di 40/45° diversamente dai comuni radiatori nei quali la temperatura dell'acqua raggiunge i 70/80°; è pertanto evidente che necessitiamo di minor combustibile.

MAGGIOR COMFORT: Diffondendosi per irraggiamento, il calore sale uniformemente da tutto il pavimento diversamente dai termosifoni o dai canali di areazione dove, per convezione, si crea un vortice d'aria nel locale che origina zone di differente calore e muove il pulviscolo.
Inoltre, rispetto ad altri sistemi, riusciamo ad ottenere un controllo dell'umidità, evitando quella sensazione di aria secca, tipica dei termosifoni.
Nei primi anni di utilizzo del sistema a pannelli si è diffusa l'errata convinzione che i pavimenti fossero troppo caldi e provocassero gonfiori ai piedi e alle gambe. Ciò si verificava in quanto talvolta venivano utilizzate tubazioni in ferro e l'acqua circolava ad alta temperatura; al contrario, usando i fluidi a bassa temperatura, la superficie di contatto emana un calore inferiore o uguale a quello del corpo umano, donando una piacevole sensazione di benessere.

MIGLIOR UTILIZZO DELLO SPAZIO: Balza chiaramente all'occhio che l'assenza di corpi scaldanti sulle pareti consente il loro ottimale sfruttamento per l'arredamento, privandole di ingombri che spesso condizionano le esigenze di chi le dovrà utilizzare.

ISOLAMENTO ACUSTICO: Il posizionamento dei pannelli isolanti nello strato inferiore del tetto, consente anche un buon isolamento acustico nei confronti dei piani sottostanti, togliendo quei fastidiosi rumori che spesso provocano "disaccordi" tra i condomini!

MANUTENZIONE MINIMA: L'impianto non richiede alcun tipo di manutenzione ordinaria negli anni in quanto è eseguito con condutture in unica tratta senza saldature: non presenta così punti critici soggetti a perdite.
IMPIANTO MISTO: Questa tipologia, qualora fosse necessario, può essere integrata ad un normale impianto a termosifoni o di altro tipo, senza provocare scompensi di nessun genere.

Svantaggi

ELEVATO SPESSORE COSTRUTTIVO: Nonostante il grande sviluppo della componentistica, la creazione di un buon impianto richiede uno spessore totale (compresa la copertura del pavimento) di circa 10/12 cm, pertanto ci potremmo trovare in difficoltà per rispettare le altezze dei locali, soprattutto nel caso di ristrutturazioni.

COSTO DI INSTALLAZIONE: In caso di ristrutturazione di un appartamento il costo complessivo delle opere di installazione, (comprensivo anche della parte edile) può essere superiore all'impianto tradizionale a termosifoni in una misura compresa tra il 20 e il 30%, in quanto si rende spesso necessario togliere il massetto esistente per recuperare lo spessore necessario, operazione altrimenti evitabile. Il costo dei materiali invece risulta equivalente nelle diverse tipologie. Chiaramente, grazie ad un consumo minore, in pochissimi anni di utilizzo, riusciremo ad ammortizzare la spesa sostenuta.

RICICLAGGIO: Nel caso di una ristrutturazione, i materiali impiegati per l'impianto a pannello, non possono essere riutilizzati, diversamente dai termosifoni, in quanto inglobati nella caldana cementizia

I consigli salvaspazio
»Se la vostra casa ha bisogno di radiatori però non riuscite a trovare lo spazio dove installarli allora potete dare uno sguardo al nostro box:
»1. radiatore a ringhiera: interessante per le case unifamiliari; perché occupa uno spazio altrimenti inutilizzabile;
»2. curvo: per seguire la forma di una vetrata;
»3. orizzontale d'angolo: per sfruttare lo spazio tra le basi e pensili di una minicucina;
»4. angolare alto: per gli spazi ridotti di ingressi ,corridoi,disimpegni.

Il rilevatore di gas
Oltre al termoidraulico figura professionale a cui bisogna affidarsi affinché il proprio impianto sia funzionale e sicuro esistono anche piccoli apparecchi che ci consentono di capire in anticipo quando la nostra caldaia ha bisogno di essere revisionata.

Quale Caldaia?
Pensate di installare una nuova caldaia nel vostro appartamento? Allora è bene conoscere alcune "dritte" affinché questa operazione per voi non diventi troppo complessa e dispendiosa. Esistono due tipi di caldaie a camera stagna (tiraggio forzato) e a camera aperta(tiraggio naturale) per la loro scelta è importante la stanza dove verrà sistemata la caldaia. Se verrà collocata all'interno di una camera da letto o nel bagno allora è bene che la caldaia sia a camera stagna, mentre per le altre camere può essere comodamente installata una a camera aperta purché queste siano provviste di condotti di aerazione. E' bene che lo scarico delle caldaie, sia all'interno di una canna fumaria o di un camino,in assenza di questi il problema può essere risolto installando una caldaia a condensazione con lo scarico all'esterno. Questo tipo di caldaia ha un maggiore rendimento in quanto recupera il calore della combustione dei fumi e il calore di vaporizzazione della condensa.questo tipo di caldaia ha un costo maggiore rispetto alle caldaie tradizionali ma vi assicuriamo che sicuramente verrà ammortizzato dalle spese sui consumi. Inoltre ogni impianto deve essere provvisto di libretto dove poter verificare i controlli alla caldaia che avvengono: ogni anno per la manutenzione dell'impianto e ogni due anni per il controllo dei fumi di scarico molto importante per il rendimento della caldaia (rendimento che va da un minimo dell'85%, fino ad un rendimento ottimale dell'93%). Infine affinché possiate godervi il vostro calorifero al 100% vi consigliamo di affidarvi ad un termotecnico specializzato, che studierà per voi la soluzione ottimale.

Non tutti sanno che...
L'Italia è divisa in sei zone che per legge(DPR 412 del 26/8/93 e DPR 552 del 21/12/99) si distinguono tra loro per la differenza di orari e periodi nei quali e possibile tenere accesi i caloriferi:
»Zona A (Lampedusa,Porto Empedocle) 6 ore giornaliere, 1/12 al 15/3
»Zona B ( Reggio C. , Palermo, Catania) 8 ore giornaliere, 1/12 al 31/3
»Zona C (Napoli , Bari, Lecce Brindisi) 10 ore giornaliere, 15/11 al 31/3
»Zona D (Genova, Firenze, Roma) 12 ore giornaliere, 1/11 al 15/4
»Zona E (Venezia, Milano, Torino, Bologna) 14 ore giornaliere 15/10 al 15/4
»Zona F (zona di montagna nessuna limitazione) La temperatura massima raggiungibile è di 20° facendo la media tra le varie stanze. L'orario in cui il calorifero deve restare spento è dalle 23 alle 5 salvo deroghe per impianti speciali. Il sindaco può autorizzare delle deroghe che vengono assegnate qualora arrivino periodi di maltempo, deroghe che non possono superare la metà delle ore assegnate.

Il cronotermostato
Strumento utile per l'attivazione e lo spegnimento automatico della caldaia e per programmare la temperatura dell'ambiente all'accensione della caldaia. Un corretto funzionamento di questo apparecchio permette un notevole risparmio energetico e di costi. Utile per chi ritornando a casa dal lavoro vuole trovarla alla giusta temperatura (costo dai 150 ai 200 euro).

Indicazioni Preliminari 
Prima di tutto il tecnico, compatibilmente con le nostre esigenze, deve verificare che il muro che serve da supporto per la caldaia murale sia resistente e a piombo. Allo stesso modo se la caldaia poggia direttamente sul pavimento constatiamo che lo stesso sia piano e sopratutto solido. Inoltre si deve tener presente della posizione dello scarico dei fumi in considerazione di qualche impedimento dovuto alla vicinanza di grondaie o angoli di muro o comunque dei regolamenti condominiali o dei rapporti di buon vicinato per il rispetto delle distanze minime dello scarico dei fumi.

 Condotti di scarico
Tutte le caldaie devono essere collegate ad un sistema di scarico dei fumi di combustione. In genere ciò avviene mediante la connessione dell'apparecchio ad una canna fumaria che convoglia i fumi direttamente all'esterno. In alternativa alcune caldaie ermetiche a tenuta stagna vengono installate su una parete in comunicazione con l'esterno tramite un breve condotto orizzontale. Le caldaie di questo genere hanno due circuiti, uno di espulsione dei gas di scarico e l'altro per l'aspirazione dell'aria necessaria alla combustione. Tutte la caldaie possono comunque essere collegate ad una canna fumaria convenzionale o munita di ventilatore interno.

 Ventilazione della caldaia
Una caldaia che prende l'aria di combustione all'esterno della casa ed espelle i fumi di scarico, attraverso una canna fumaria convenzionale aperta, deve essere dotata di un aspiratore e ubicato su una parete esterna di dimensioni raccomandate dal costruttore della caldaia.

IMPORTANTE:
Una mancata o insufficiente ventilazione produce monossido di carbonio, un gas invisibile, inodore e mortale. Se la caldaia è installata in armadio, questo deve avere delle prese d'aria in alto e in basso per evitare surriscaldamenti.

Aggancio della Caldaia
La caldaia va agganciata su una piastra solidamente fissata al muro. Si fissa prima la piastra al muro verificando la verticalità dell'apparecchio con una livella, e poi si aggancia la caldaia alla piastra stessa. Effettuata la sistemazione, si verificano tutti i collegamenti come pure gli allacciamenti elettrici. Rimangono da raccordare le partenze delle tubazioni alle tubazione stesse. Se l'impianto è su un solo livello vengono collocate le valvole di scarico in prossimità della caldaia.

Tipi di Caldaie
In commercio ci sono caldaie dalla diversa alimentazione: Caldaie a gas; sono dotate di fiamma pilota o spia che brucia in continuazione e accende i bruciatori quando entra in funzione e ad accensione elettronica. Caldaie a gasolio; o a getto pressurizzato con regolazioni analoghe a quelle a gas. Occore un grosso serbatoio per il combustibile da installare all'esterno. Caldaie a combustibile solido: Sono quelle che sporcano di più. Anche queste hanno bisogno di un luogo adatto dove conservare il combustibile.

 PRIMA DELL'ARRIVO DEL CALDO
Prima dell'arrivo del caldo umido, è bene pensare all'acquisto di un condizionatore in grado di climatizzare un ambiente o l'intera casa non solo d'estate ma anche nei periodi freddi. Infatti prima di scegliere il modello adatto alla nostra casa, è bene sapere se l'apparecchio può servire anche da riscaldamento per l'inverno. Ci sono altre cose che dobbiamo sapere prima di scegliere un modello. In questo articolo vi forniremo alcune indicazioni importanti che saranno indispensabili per la scelta del modello adatto alla vostra casa e alle vostre esigenze. Importante: I condizionatori fissi con particolari caratteristiche rientrano nella detrazione del 36 per cento dell'IRPEF.

FREDDO E CALDO
Prima di scegliere un condizionatore per i mesi torridi dell'estate, è bene capire se il l'apparecchio potrebbe servire per sostituire o integrare l'impianto di riscaldamento per l'inverno. I condizionatori con pompa di calore costano dal 25 al 40 per cento in più, ma possono essere usati anche per riscaldare gli ambienti con aria a temperatura e umidità giusta. La presenza inoltre di filtri speciali antiallergia e anti-inquinamento risolvono molte patologie legate ad impianti termici a gas-metano o combustione a legna.

CHE POTENZA CI SERVE
Il calcolo di quante frigorie ( Frig/h ) o BTU (British Termal Unit), occorre avere per rinfrescare un ambiente viene eseguito moltiplicando i metri cubi per un coefficiente termico che varia a secondo della posizione geografica e la tipologia del locale. Incidono sul calcolo anche le finestre , l'esposizione al sole, delle zone esterne ombreggiate, il numero delle persone e delle apparecchiature elettriche presenti all'interno del locale. In media, una potenza di 6-7.000 btu/h è sufficiente per 20 mq., 10.000 btu/h sono in grado di rinfrescare 35 mq., 14.000 btu/h. consentono di coprire una superficie di 50-60 mq. Consigliamo comunque di affidarsi ad un sopralluogo del tecnico installatore prima di acquistare un climatizzatore. Ricordiamo che un Watt equivale a 0,806 Frig/h e a 3,4 Btu/h. Un Frig/h a 3, 95 Btu/h.

INSTALLAZIONE
»Parte esterna: Naturalmente l'installazione riguarda i condizionatori fissi. L'unità esterna dovrà essere posizionata non molto distante da quelle interne. Occorre avvisare il condominio per evitare litigi e contrasti e se si abita una zona storica con vincoli speciali bisogna chiedere il permesso al comune. La posizione della sezione esterna dovrà inoltre tener presente del rumore che non dovrà superare i 3 decibel quello di fondo altrimenti i vicini potranno chiedere lo spostamento o l'insonorizzazione. Attenzione infine al tubicino dello scarico della condensa che non deve creare problemi alle parti comuni.

»Parte interna: L'unità interna va installata lontano dalla nuca e dalla schiena e non schermato da tende o da oggetti in modo che il flusso d'aria non abbia alcuno ostacolo. Nella camera da letto non deve mai essere rivolto verso il corpo. ATTENZIONE: Consigliamo di rivolgersi ad imprese specializzate per questioni complicate legate a situazioni ambientali interne ed esterne.

FISSO O PORTATILE?
Innanzitutto abbiamo due tipologie di condizionatori; quello fisso ( o split ) oppure quello portatile.

FISSO O SPLIT
: Questo tipo di condizionatore è diviso in due unità, una sezione esterna con il compressore e l'altra interna con il condensatore e l'evaporatore. Per grossi ambienti esistono anche piu unità interne collegate ad una sola grande sezione esterna. Questa tipologia permette quindi di installare l'unità rumorosa all'esterno, posizionando a nostra scelta una o più unità interne.

PORTATILE
: Sono costituiti da un solo elemento poggiato su ruote, in cui sono montati direttamente il compressore e il condensatore e l'evaporatore. Sono rumorosi anche se ultimamente ci sono in commercio modelli più silenziosi. Inoltre hanno lo svantaggio di dover tenere aperta la finestra per permettere al tubo di espellere l'aria calda. Hanno il vantaggio però di essere portatili e quindi possono essere spostati dove si sente l'esigenza.

 

NOVITA'........strisce a led

Come scegliere la vostra Striscia LED

1. Descrizione

Anche se ogni volta escono nuovi formati, attualmente, il piú diffuso e utilizzato é il modelo formato da striscie led flessibili con adesivo nella parte posteriore, e con Led inseriti nella striscia del tipo SMD. In pratica , si possono ordine in rotoli da 5m, potendo connettare un rotolo con l’altro in serie per poter ampliare la lunghezza o in parallelo per l’ampiezza. Inoltre possono essere tagliate ogni 2 o 3 cm, essendo ogni 3 led abituali nei nostri prodotti.

2. Semplice Installazione

-Dispongono di un potente adesivo 3M per una facile installazione.
-Striscie flessibili che si adattano a qualunque superficie.
-Si connettano direttamente alla rete elettrica con un alimentatore.
-Si adatta a qualunque altezza, larghezza, e longitudine.
-Adatte sia per interni che per esterni, dipendendo dal loro grado di protezione (IP).

3. Modelli di Striscie Led

Quando andate a scegliere le strisce  LEDs, tenete in considerazione questi due fattori:

3.1. Tipo di LED secondo la dimensione
- SMD 3528 (3,5mm x 2,8mm), ogni Led emette tra 3 e 5 Lumini.
- SMD 5050 (5,0mm x 5,0mm),ogni Led emette tra 10 e 15 Lumini.

3.2.Numero di Led per metro. (per maggiore luminositá)
- 60 LEDs SMD 3528 per metro (De 180 a 300 lumini per metro)
- 120 LEDs SMD 3528 per metro (De 360 a 600 lumini per metro)
- 60 LEDs SMD 5050 per metro (De 600 a 900 lumini per metro)
- 72 LEDs SMD 5050 per metro (De 720 a 1.080 lumini per metro)
- 120 LEDs SMD 5050 per metro (De 1.200 a 1.800 lumini per metro)

Qual’é il migliore?

Dipende.

Per illuminazione basica con requisiti di bassa luminositá, solo un colore, e dove il costo é il fattore principale, allora SMD 3528 prevale.
Per progetti piú esigenti o installazioni di RGB, l’opzione piú adeguata sarebbe il SMD 5050.
Il numero di Leds per striscia depende dall’obiettivo e preferenze del cliente finale. Dipende.

 

4. Consumo (Dipende dal tipo e numero di Leds)

- 60 LEDs SMD 3528 per metro - 5 W cada metro di striscia.
- 120 LEDs SMD 3528 per metro - 9 W cada metro di striscia.
- 60 LEDs SMD 5050 per metro - 14,4 W cada metro di striscia.
- 72 LEDs SMD 5050 per metro - 17,3 W cada metro di striscia.
- 120 LEDs SMD 5050 per metro - 28,8 W cada metro di striscia.

5. Esempio di applicazione di strisce

- Sostituzione di tubi fluorescenti: Più illuminazione rispetto al tubo classico
- Illuminazione uffici
- Illuminazione di scaffali
- Evidenziare profili
- Illumina soffitti e corridoi
- Illuminazione speciale
- Illuminazione e decorazione
- Molteplici opzioni di decorazione
- Vetrine e facciate di negozi

Tuttavia, le strisce Led vengono applicati in molti posti a causa del suo effetto decorativo, alla efficiente l'illuminazione, il basso consumo e alla capacità di coprire grandi aree.

6. Parametri di installazione

I LED SMD funzionano con corrente continua, pertanto é necesario usare una fonte di alimentazione (F.A.), per poterlo adattare a corrente alterna, piú comune nella maggior parte di edifici e spazi con elettricitá.
Le striscie Led in generale possono funzionare a 12V o 24V a corrente continua, essendo piu raccomandabili l’uso di quelle 24V continua o 24VDC per il seguente motivo:

• A paritá di consumo, quelle di 24VDC, si riscaldano meno, e soffrono meno usura di quelle 12VDC, in quanto circola meno corrente . É dimostrato físicamente mediante la formula elementare di elettricitá:

- Potenza (P)  - Corrente(I) per Tensione (V)

• A fronte di una caduta di tensione, si percepisce di piú il diminuire della luminositá in caso delle 12VDC che le 24VDC, in quanto se cade 1V, le prime rimarranno con 11VDC mentre in 23VDC le seconde.

7. Uso di Controllatori

I controllatori e Dimmer delle strisce LEDs sono dei dispositivi opcional, peró sono raccomandabili soprattutto per le strisce RGB. Questi servono per regolare l’intensitá della luce, i toni dei colori e modi delle strisce LED. Possono essere fissi, o per controllo mediante un telecomando a distanza.

8. Uso di amplificatori

Quando dobbiamo illuminare uno spazio amplio con strisce Led, mantenendo una luminositá uniforme e constante in tutto il perímetro, é necessario l’uso di amplificatori per non perderé la luminositá conforme all’ aumentare la distanza a la fonte di alimentazione. La distanza raccomandabile per installare un amplificatore é ogni 8 metri.

9. Applicazione di profili

I profili per le strisce LED, consistono in un profilo di alluminio o DMF dove all'interno  possiamo inserire la striscia flessibile di LED e coprirla con un coperchio di plastica. Servono sia per le strisce RGB come per quelle monocolore, esistono diversi tipi di rivestimenti rotondi, etc. Per angoli e poi ci sono anche due tipi di rivestimenti differenti: trasparente o opaco.

10. Pianificazione di un'installazione

Una volta scelto il formato di strisce LED da utilizzare, dobbiamo conoscere la distanza da coprire per calcolare la potenza che deve avere la fonte di alimentazione per una illuminazione ottimale delle strisce di LED.

Supponiamo che dobbiamo illuminare 20 metri con strisce LED SMD5050 di 60 LED per metro a 24VDC. Sappiamo che si vendono in rotoli di 5 metri, quindi avremmo bisogno di 4 rotoli per coprire i 20 da illuminare. Inoltre, sapendo che ogni metro consuma 14.4 W, avremmo bisogno di una potenza 288W (14,4Wx20m) per illuminare i 20 metri allo stesso tempo.

Le fonti di alimentazione più commerciali hanno un parametro (che ci dà ogni produttore) chiamato efficienza, che ha in conto le possibili perdite interne di questi alimentatori. Ad esempio, se questo parametro è del 90%. La potenza corretta dell’alimentatore dovrebbe essere il calcolo della potenza più il parametro di efficienza:

288Wx100/90=320W

Pertanto, per un corretto funzionamento dovremmo cercare un alimentatore maggiore o uguale alla potenza calcolata. Pertanto, la nostra scelta per questo caso sarebbe un alimentatore Mean Well NES-350-12 da 350W.

11. Connessione dalla Fonte di alimentazione

Come in tutti i circuiti elettrici, le strisce LED bisogna connettarle rispetando la polarità del circuito. Così il filo rosso è considerato il connettore positivo e il nero, il negativo. Queste estremi devono connettarsi alla fonte di alimentazione collegando il cavo rosso con il connettore della potenza V + o positivo e il filo nero con il connettore della potenza V- o negativo.

Infine, la fonte di l'alimentazione deve essere collegata alla rete elettrica 220VAC (fase, neutro e terra).

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 ATTENZIONE !! L'installazione deve essere effettuata da personale qualificato
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